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Il Museo MIA Immersivo e Archeologico di Avella, situato all’interno dello storico Palazzo Baronale, rappresenta un innovativo spazio espositivo dedicato alla valorizzazione della storia e dell’identità culturale del territorio. Inaugurato nel 2021, il museo nasce con l’obiettivo di integrare il patrimonio archeologico locale con le più moderne tecnologie digitali, offrendo un percorso narrativo capace di coniugare rigore storico e coinvolgimento emozionale.
Il percorso espositivo si articola in diverse sale tematiche che guidano il visitatore attraverso le principali fasi storiche della città: dalle origini e dalla fase sannitica, passando per l’età romana di Abella, fino al Medioevo, all’età moderna e al XIX secolo. La narrazione è costruita come un viaggio nel tempo che ricostruisce l’evoluzione urbana, sociale e culturale della comunità avellana, mettendo in relazione gli eventi locali con il più ampio contesto storico dell’area irpina e campana.
L’allestimento si distingue per l’utilizzo di tecnologie immersive e multimediali, tra cui videoproiezioni, videomapping, installazioni interattive, postazioni di Realtà Virtuale e i cosiddetti “quadri parlanti”, strumenti che permettono ai personaggi e agli episodi del passato di prendere voce e forma. Questi dispositivi non hanno una funzione meramente spettacolare, ma sono pensati per facilitare la comprensione dei contenuti e rendere l’esperienza accessibile a un pubblico ampio e diversificato.
Il MIA si configura così non solo come museo, ma come spazio dinamico di divulgazione e formazione, in dialogo costante con i siti archeologici di Avella e con le altre emergenze monumentali del territorio. La dimensione immersiva rafforza il legame tra memoria e contemporaneità, trasformando la visita in un’esperienza culturale completa, capace di valorizzare il passato e di proiettarlo in una prospettiva attuale e partecipata.



Tra la fine del VII sec. A.C. e l’inizio del VI sec. A.C. l’esibizione del livello sociale del defunto veniva rispecchiata dalla quantità e dalla qualità del corredo funebre. In particolare emergono alcune sepolture femminili. In questa teca notiamo degli oggetti come collane, fibule, una grattugia in bronzo, anelli, vasi in bucchero con delle iscrizioni (riportanti il nome della famiglia)
In questa sala ci sono lacrimatoi e porta unguenti, vasellame etrusco, greco e campano come i vasi a campana. Ad Avella, come riportato in varie letterature, era presente una fabbrica di vasi. Questo vasellame veniva utilizzato per i banchetti e il simposio. Sono particolari i disegni e i colori.
In questo corridoio sono presenti 4 teche risalenti ai secoli successivi quindi IV e V secolo, difatti nella teca n° 2 è presente un cinturone di un soldato sannita e una punta di lancia. Nella 3° teca a destra degli oggetti femminili di importazione in pasta vitrea, un porta unguento ovvero alabastrum in pasta vitrea. Nella 4° teca invece conserviamo lacrimatoi, uno specchio, un portagioie in avorio, corona a fogliolina, vasetti per gli unguenti.
In questa sala la riproduzione in resina del Cippus Abellanus , documento in lingua osca che sanciva un accordo tra Avella e Nola per l’utilizzo del tempio di Ercole che nasceva tra le due città. Poi abbiamo un’ astra commemorativa in onore di Maio Vestirikio citato anche nel Cippus Abellanus, trattasi di un magistrato designato dal senato abellano per stipulare con i nolani il trattato contenuto nel cippus. Nella saletta vicino alla finestra sono presenti i Bronzetti per il al Dio Ercole. Nelle teche laterali degli intonaci ed una pavimentazione risalente al periodo romano.
Nelle teche di questa sala sono presenti statuette femminili, tazzine miniaturistiche, materiali fittili, animali, vasetti che trovano ampio conforto nelle stipi votive medio-italiche che attestano, forse, un culto femminile legato alla fecondità e alla sfera della salute.
Sala dedicata al periodo medievale, trattasi di oggetti di uso comune in vetro e ceramica, punte di ferro e pale, lance e una scacchiera.
L’antiquarium si apre con tre pannelli riguardanti il Mito, la Geologia e la Geografia del territorio Avellano, che ci fanno da preambolo per le prime due teche all’interno del quale sono custoditi quelli che possiamo definire i primi reperti, risalenti all’VIII sec. A.C. e ritrovati nella zona del Vallone Serroncello, appartenenti alla categoria del vasellame e agli oggetti della vita quotidiana: resti paleolitico superiore, frammenti ceramici età del bronzo, martello in osso, macina e un’ascia. Questi reperti sono coevi al villaggio preistorico di Nola
Successivamente ci immettiamo nella Sala 1 nella quale troviamo quattro teche contenenti vasellame risalente al VII sec. A.C. ritrovato nella località S. Paolino (aree di sepoltura), in particolare abbiamo anfore in impasto, coppe e tazze, brocche dalle svariate decorazioni ed infine l’Olla con coperchio anche quest’ultima composta da impasto al quale si affianca un’olletta ovvero un’olla più piccola sprovvista di coperchio ma che però fosse previsto in dotazione data la sporgenza del bordo. Ceramiche con motivi greci (bocca trilobata) e oinochoe per versare vino.
Entrando in questa sala troviamo una vetrina a stretto contatto con l’Orientalizzante, infatti verso la fine dell’VIII sec. A.C. e l’inizio del VI sec. A.C. lungo le rive del fiume Clanis troviamo una produzione non di serie che caratterizza sia per tecnica che per decorazioni tutta la mesogaia campana. Nella parte superiore troviamo opere realizzate principalmente in bucchero raffiguranti tipi derivanti dalla tradizione greca come ad esempio animali marini che ricordano i pericoli del mare derivanti dall’opera di colonizzazione; ma allo stesso tempo riusciamo a percepire l’estro degli artigiani locali che inventano nuove forme e figure come ad esempio quella di un sonaglio, che approcciano ecletticamente con l’Etruria propria, e in Campania, a Capua. Nella parte inferiore invece è possibile trovare oggetti che presentano decorazioni risalenti al periodo geometrico caratterizzate dalla presenza del colore rosso, uno scarabeo egizio (vedi lente di ingrandimento nella teca)
Sempre nella stessa sala troviamo una teca che appartiene all’Orientalizzante moderno all’interno del quale vediamo esposti tutti i beni del defunto del quale però non sono presenti resti ossei, una vera e propria esposizione dello status che si arricchiva a seconda della quantità e della qualità degli oggetti che costituivano il corredo funebre ma soprattutto attraverso la deposizione di un carro.